FaceApp e intelligenza artificiale: la nostra privacy è a rischio ?

Privacy, Sicurezza

Sta spopolando in rete FaceApp, un’applicazione per sistemi iOS e Android già presente fin dal 2017 e che oggi, dopo essere stata perfezionata, ha superato oltre 100 milioni di installazioni. 

Grazie a nuovi filtri, a funzionalità migliorate e all’utilizzo delle reti neurali, in questi giorni FaceApp ha riempito interi profili Facebook di foto personali invecchiate o ringiovanite.

Negli stessi giorni però si è anche scatenato un dibattito fra esperti in sicurezza informatica, giornalisti e utenza privata riguardo la possibilità che i dati raccolti durante il suo utilizzo non siano solo quelli dichiarati nella privacy policy aziendale, e che possano essere a rischio di divulgazione indiscriminata senza nessuna esplicita autorizzazione.

Un’eventualità che l’amministratore delegato Yaroslav Goncharov, proprietario della Startup russa Wireless Lab, ha categoricamente escluso.

Stando a quanto dichiarato da Goncharov a TechCrunchsolo il materiale fornito dagli utenti verrà “elaborato” in cloud (server virtuali) o archiviato per 48 ore e non in Russia, bensì su server in terra americana (Amazon Web Services – AWS  e Google Cloud Platform – GCP). La “maggior parte” dei dati presenti sui server, afferma Goncharov, verranno definitivamente cancellati.

Di seguito le risposte che l’amministratore delegato russo ha dato a TechCrunch

Stiamo ricevendo molte richieste in merito alla nostra politica sulla privacy e, pertanto, vorremmo fornire alcuni punti che spieghino le nozioni di base:

1. FaceApp esegue la maggior parte dell’elaborazione delle foto nel cloud. Carichiamo solo una foto selezionata da un utente per la modifica. Non trasferiamo mai altre immagini dal telefono al cloud.

2. Potremmo memorizzare una foto caricata nel cloud. Il motivo principale è rappresentato dalle prestazioni e dal traffico: vogliamo assicurarci che l’utente non carichi la foto ripetutamente per ogni operazione di modifica. La maggior parte delle immagini viene cancellata dai nostri server entro 48 ore dalla data di caricamento.

3. Accettiamo richieste da parte degli utenti per la rimozione di tutti i loro dati dai nostri server. Il nostro team di supporto è attualmente sovraccarico, ma queste richieste hanno la nostra priorità. Per l’elaborazione più veloce, consigliamo di inviare le richieste dall’app mobile FaceApp utilizzando “Impostazioni-> Supporto-> Segnala un bug” con la parola “privacy” nella riga dell’oggetto. Stiamo lavorando sull’interfaccia utente migliore per questo.

4. Tutte le funzionalità di FaceApp sono disponibili senza effettuare il login e puoi accedere solo dalla schermata delle impostazioni. Di conseguenza, il 99% degli utenti non effettua l’accesso; pertanto, non abbiamo accesso a dati che potrebbero identificare una persona.

5. Non vendiamo o condividiamo dati dell’utente con terze parti.

6. Anche se il team principale di ricerca e sviluppo si trova in Russia, i dati dell’utente non vengono trasferiti in Russia.

Un doveroso appunto dev’essere fatto riguardo le stringenti condizioni di utilizzo di FaceApp. Se da una parte le risposte date da Goncharov vogliono smorzare quelli che secondo lui sono solo allarmismi ingiustificati, dall’altra chi legge, magari con la dovuta attenzione, la loro privacy policy aziendale si renderebbe subito conto che le autorizzazioni date alla Wireless Lab per il trattamento dei nostri dati, lascia spazio a parecchie preoccupazioni.

Ecco un estratto evidenziato anche fra le pagine dell’organizzazione londinese Privacy International

In base ai  termini di utilizzo e alla politica sulla privacy di FaceApp, le persone stanno concedendo a FaceApp “una licenza perpetua, irrevocabile, non esclusiva, esente da diritti, a livello mondiale, interamente trasferibile” per utilizzare o pubblicare il contenuto che caricano e FaceApp può tracciare la loro posizione, quali siti web visitano, quando aprono l’app e altri metadati. Nell’applicare filtri alle foto delle persone, FaceApp creerà una mappa biometrica dettagliata dei loro volti, che può essere unica per loro così come per le loro impronte digitali o il DNA.

 

Fonte: techcrunch.com
       privacyinternational.org
       wired.it

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